giovedì 26 gennaio 2012

Bankitalia: reddito medio famiglie inferiore a quello del 1991

Si restringe il reddito medio delle famiglie italiane che nel 2010, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali e' risultato pari a 32.714 euro, 2.726 euro al mese.

Il dato emerge da un'indagine della Banca d'Italia, secondo cui in termini reali il reddito medio nel 2010 e' inferiore del 2,4% rispetto a quello riscontrato nel 1991. Tra il 2008 e il 2010 il reddito familiare e' rimasto sostanzialmente invariato, con un aumento dello 0,3% in termini reali, dopo essersi contratto di circa il 3,4% nel biennio precedente.

L'indagine rivela che la quota di individui poveri in Italia, vale a dire coloro che hanno un reddito equivalente inferiore alla meta' della mediana, e' risultata pari al 14,4% nel 2010 in aumento di un punto percentuale rispetto al 2008. Lo segnala la Banca d'Italia che sottolinea come tale quota superi il 40% tra i cittadini stranieri.

In generale la ricchezza netta delle famiglie italiane, data dalla somma delle attivita' reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e delle attivita' finanziarie (depositi, titoli, ecc.) al netto delle passivita' finanziarie (mutui e altri debiti), ha un valore mediano nel 2010 di 163.875 euro. Il 10% delle famiglie piu' ricche possiede il 45,9% della ricchezza netta familiare totale (44,3% nel 2008).

Nel 2010 il risparmio delle famiglie e' ammontato a circa 50 miliardi di euro; i capital gains sono stati invece negativi (circa 180 miliardi di euro), principalmente a causa del forte calo dei corsi azionari avvenuto nel corso dell'anno. La ricchezza netta delle famiglie italiane, cioe' la somma di attivita' reali (abitazioni, terreni, ecc.) e di attivita' finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.), al netto delle passivita' finanziarie (mutui, prestiti personali), e' risultata pari a circa 8.640 miliardi di euro.

A fine 2010 le passivita' finanziarie delle famiglie italiane erano costituite per circa il 41% da mutui per l'acquisto dell'abitazione; la quota di indebitamento per esigenze di consumo ammontava a circa il 13,6 per cento, le rimanenti forme di prestiti al 20 per cento. I debiti commerciali e gli altri conti passivi costituivano circa il 21 per cento delle passivita' delle famiglie.

Negli ultimi due anni e' fortemente rallentata la dinamica del valore dei mutui per l'acquisto dell'abitazione: l'incremento si e' stabilizzato sul 2 per cento annuo contro un valore di circa il 16 per cento annuo del periodo 1995-2009. Anche il credito al consumo ha fatto registrare una forte decelerazione, dal 20,5% in media nel periodo 1995-2009 al 4,8 fra il 2009 e il 2010, mentre la restante categoria degli altri prestiti ha registrato un aumento del 12%, molto superiore alla variazione media annua del periodo 1995-2009 (3 per cento). La crescita dei debiti commerciali fra il 2009 e il 2010 e' sostanzialmente in linea con quella del periodo 1995-2009 (rispettivamente 4,1% e 3,5 %).

Ancora, a fine 2010 il 35% dell'ammontare dei titoli depositati presso le banche italiane da famiglie residenti era riferito a conti titoli di valore complessivamente inferiore a 50 mila euro, la stessa quota era riferita a conti che presentavano titoli depositati per un valore compreso fra 50 mila e 250 mila euro, il 10 per cento circa in conti fra 250 mila e 500 mila euro, quasi il 20 per cento era invece depositato in conti titoli di ammontare superiore a 500 mila euro.

Per quanto riguarda le passivita' finanziarie, i dati della Centrale dei rischi segnalano che, i finanziamenti erogati alle famiglie di importo compreso tra 30 mila e 75 mila euro, rappresentavano il 20 per cento circa del totale; quelli compresi fra 75 mila e 250 mila euro erano il 56 mentre il restante 23 per cento era ascrivibile a finanziamenti di importo superiore a 250 mila euro. Restringendo l'analisi ai soli finanziamenti superiori a 75 mila euro, il 29 per cento risulta di ammontare superiore a 250 mila euro.

Nel 2000 tale quota risultava pari al 39 per cento per effetto di uno spostamento dei finanziamenti tra il 2000 e il 2010 verso le classi di importo piu' basse.

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