mercoledì 8 febbraio 2012

Il male dell’Italia è l’Articolo 18

"La più grande minaccia alla crescita italiana non è il debito pubblico, bensì sono le leggi sul lavoro. In un lungo articolo firmato da Matthew Melchiorre, analista del Competitive Enterprise Institute di Bologna, un think thank americano di orientamento liberista, il Wall Street Journal, attacca, senza sconti, l’articolo 18 definito "un relitto degli anni Settanta che rende impossibile licenziare anche il più incompetente dei dipendenti e in modo perverso causa ciò che dovrebbe prevenire: la disoccupazione".

"E’ a causa di questa norma – continua Melchiorre dalle colonne del quotidiano finanziario di proprietà di Rupert Murdoch – che l’Italia è diventato, secondo uno studio della Banca Mondiale, il secondo peggior paese nell’area Ocse dove fare impresa, dopo la Grecia".

A sostegno della sua ipotesi, Melchiorre cita uno studio di Stefano Scarpetta per l’Ocse, da cui emerge che nei primi due anni di vita le imprese italiane aumentano il numero di dipendenti del 20% a fronte del 160% delle aziende americane.

Secondo l’autore, la legislazione italiana del lavoro finisce per favorire chi ha già un posto di lavoro alle spese di chi lo cerca. E "ironicamente", dunque, colpisce soprattutto i giovani, fascia più colpita dal problema della disoccupazione.
Un capitolo a parte è dedicato ai sindacati, accusati di fare ostruzionismo ai tentativi di riforma messi in atto, prima dal governo Berlusconi, ora dall’esecutivo di Monti. Non viene risparmiata neppure la classe politica accusata di "codardia" nella sfida contro il potere dei sindacati.

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