mercoledì 22 febbraio 2012

Dall'Argentina ad Atene

Mentre il pericolo di un default greco pare, almeno per il momento rientrato, sono numerosi gli economisti che, pensando al malato ellenico, rievocano la bancarotta argentina come lezione da cui trarre esempio. Per fare questo è necessario un passo indietro.

Era il 21 dicembre del 2001, quando l’allora presidente Fernando De Rua al culmine della crisi economica rassegnò le sue dimissioni. In quei giorni, le proteste popolari in Plaza de Mayo avevano raggiunto un livello tale di violenza da costringere De Rua a abbandonare la Casa Rosada in elicottero. Nei dieci seguenti, gli argentini videro succedersi alla testa del governo ben quattro presidenti. Fino all’arrivo di Eduardo Duhalde, che nel giro di poco fu costretto a svalutare il peso e dichiarare il default del paese.

Ma questo fu solo la punta dell’iceberg di anni di mal governo che aveva portato il paese nel baratro. Debito pubblico alle stelle, iperinflazione, disoccupazione e povertà diffusa erano i sintomi più evidenti di una malattia che aveva gettato i primi semi nel decennio precedente. Negli anni Novanta, nel tentativo di domare un’inflazione galoppante, l’Argentina decise di legare il valore del suo peso al dollaro americano in una strategia di "convertibilità" che si rivelò insostenibile a causa di aumento dei tassi di interesse globali. Per ricevere nuovi finanziamenti dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi), il paese avviò una massiccia politica di privatizzazione, che ebbe come effetto principale un’impennata della disoccupazione. Nel 1999, era chiaro alla maggior parte degli economisti che l'Argentina stava marciando inesorabilmente verso un default e svalutazione.

Da allora, l’economia sudamericana è riuscita a rialzare la testa. Ma a quale prezzo? Come spiega Jaime Abut, consulente di Rosario, "Il default non è un evento privo di conseguenze. E questo l’Argentina lo sa bene, visto che da allora il paese non ha più avuto accesso al mercato mondiale del credito. Insomma, dal 2001 Buenos Aires non è più considerato un paese serio".

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