lunedì 9 gennaio 2012

Buone notizie dall'Iran e dal mar di Barents, Eni spopola tra i broker

L'Iran pagherà il proprio debito con Eni di 2 miliardi di dollari con forniture di petrolio. Lo ha assicurato oggi Mohsen Ghamsari, capo degli Affari internazionali della Nioc. Sulla base dei contratti di buyback, ha spiegato Ghamsari, questo ammontare sarà restituito alla compagnia italiana.

La settimana scorsa i Governi europei hanno raggiunto un accordo preliminare che prevede l'imposizione di sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano all'Unione europea, anche se i dettagli non sono stati ancora finalizzati. L'Italia si è detta pronta a sostenere l'embargo all'Iran in modo graduale, escludendo le forniture di greggio iraniane legate ai debiti che Teheran ha con Eni.

L'Iran è il terzo esportatore mondiale di greggio e secondo per le riserve di gas naturale ma lo sviluppo di questo settore è stato rallentato dalle sanzioni internazionali legate alla ripresa del programma nucleare del Paese. A piazza Affari il titolo Eni è oggi uno dei migliori (+0,86% a 16,48 euro) grazie anche allo scoperta del giacimento a olio e gas Havis situato nel Mare di Barents a circa 200 chilometri dalla costa norvegese.

La scoperta ha evidenziato la presenza di olio recuperabile per un ammontare tra 190 e 315 milioni di barili e di gas per un ammontare tra i 4 e 6 miliardi di metri cubi. Il giacimento Havis rappresenta il secondo grande successo consecutivo ottenuto dalla compagnia nella licenza PL532, dopo la scoperta di Skrugard del 2011 situato a soli 7 chilometri dalla nuova scoperta.

Le riserve di olio recuperabile nell'intera licenza PL 532, comprendente anche la scoperta di Skrugard, raggiungono ora circa 500 milioni di barili. Questo consentirà ai partner (Eni detiene il 30% di partecipazione nel giacimento, mentre gli altri partner del progetto sono Statoil con il 50% e Petoro con il 20%) di realizzare un piano di sviluppo delle scoperte rapido ed efficiente.

Eni, infatti, già nel corso dell'anno avvierà un'ulteriore campagna esplorativa come operatore nel Mare di Barents, dove perforerà il pozzo Bonna nella licenza PL 529 e il pozzo Salina nella licenza PL 533. Inoltre, in autunno inizierà la perforazione dei 22 pozzi di produzione del progetto Goliat. "Si tratta", segnalano gli esperti di Deutsche Bank (buy e target price a 20 euro confermati sul titolo Eni), "di una notizia positiva per entrambe le aziende (Eni e Statoil, ndr), aumentando le aspettative di ulteriori scoperte nell'area".

Deutsche Bank non è l'unico broker a puntare su Eni. Oggi, infatti, Nomura ha ribadito il rating buy e il target price a 20 euro sull'azione, la large cap europea preferita dalla banca perché offre la migliore combinazione di valore e di catalyst di breve termine (il 15 marzo è atteso un update sulla strategia del gruppo e in particolare sulla possibile cessione di Snam; sono in corso trattative per la vendita del 33% di Galp).

Inoltre le azioni trattano a 6,8 volte il P/E 2012 e offrono un rendimento del dividendo del 6,8%. Non è un caso, quindi, se Eni è tra le scelte chiave anche di Citigroup nel settore oil europeo insieme, ma in un'ottica di lungo termine a BG e Repsol. Quest'altro broker si sofferma, in particolare, sui conti del quarto trimestre 2011 che Eni rilascerà il prossimo 15 febbraio.

Sostiene di aspettarsi un Ebit a 5,44 miliardi di euro e un utile netto rettificato a 2,05 miliardi di euro (dividendo stimato a 1,04 euro per azione), +14% trimestre su trimestre grazie alle vendite stagionali di gas e alla parziale ripresa della produzione in Libia, due fattori che più che controbilanceranno l'andamento negativo del business downstream del gruppo.

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